stabilimento – Cibuslex https://www.cibuslex.it Mon, 23 Jan 2023 06:39:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.1 https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2020/07/cropped-icon_1-logo-32x32.png stabilimento – Cibuslex https://www.cibuslex.it 32 32 Filetti di pesce congelati: riconfezionamento in vaschette più piccole ed etichettatura. https://www.cibuslex.it/2023/01/filetti-di-pesce-congelati-riconfezionamento-in-vaschette-piu-piccole-ed-etichettatura/ Mon, 23 Jan 2023 06:39:51 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044875 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”January 28, 2023″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2023/01/pesce-900×563.png|1000|1600|1044876″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Filetti di pesce congelati: riconfezionamento in vaschette più piccole ed etichettatura.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: In uno stabilimento autorizzato alla lavorazione dei prodotti della pesca (eviscerazione, sfilettatura, confezionamento e vendita di prodotti della pesca freschi o congelati), è possibile riconfezionare in quantità più piccole dei filetti di pesce panati congelati? Nella fattispecie, si tratterebbe di sconfezionare i filetti prodotti da terzi e confezionati in cartoni contenenti grosse quantità, riconfezionarli in vaschette più piccole e, infine, etichettare le vaschette stesse e rivenderle. Qualora fosse possibile, nella nuova etichetta dovrà essere indicato soltanto lo stabilimento che ha prodotto i filetti, quello che li ha riconfezionati oppure entrambi?\n\n \n\nI prodotti della pesca eviscerati, sfilettati e confezionati sono riconducibili alla categoria dei “prodotti della pesca preparati”, definiti dal regolamento (CE) 853/2004, al punto 3.6. dell’allegato I, come “i prodotti della pesca non trasformati sottoposti ad una operazione che ne abbia modificato l’integrità anatomica, quali l’eviscerazione, la decapitazione, l’affettatura, la sfilettatura e la tritatura”.\n\nI suddetti alimenti sono soggetti ai requisiti specifici di igiene previsti dall’allegato III del regolamento (CE) 853/2004 e, in particolare, dalla sua Sezione VIII dedicata ai “prodotti della pesca”. Pertanto, gli stabilimenti che li lavorano e commercializzano devono essere preventivamente riconosciuti dall’Autorità competente ai sensi dell’articolo 4 del regolamento, salvo ricorra una delle ipotesi di esenzione ivi previste [1].\n\nAd avviso di chi scrive, anche i filetti di pesce impanati e congelati dovrebbero potersi qualificare come “prodotti della pesca preparati”, posto che:\n

    \n \t

  • il filetto di pesce tal quale rientra nella definizione di “prodotto della pesca preparato”, avendo subìto una lavorazione che ha “modificato l’integrità anatomica” del pesce fresco intero;
  • \n \t

  • un “prodotto della pesca preparato” potrebbe diventare un “prodotto della pesca trasformato” solo ove fosse sottoposto ad un “trattamento” ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 1, lettera m) del regolamento (UE) 852/2004, ossia, ad una “azione che provoca una modificazione sostanziale del prodotto iniziale, compresi trattamento termico, affumicatura, salagione, stagionatura, essiccazione, marinatura, estrazione, estrusione o una combinazione di tali procedimenti”;
  • \n \t

  • lo scrivente ritiene che la mera aggiunta della panatura al filetto di pesce non sia tale da causare una “modificazione sostanziale” del prodotto di partenza e non rappresenti, quindi, un “trattamento” nel senso indicato al punto precedente (peraltro, le stesse Linee guida applicative del reg. CE 853/2004, approvate dalla Conferenza Stato-Regioni, confermano che i “prodotti non trasformati [di origine animale, NdR] contenenti prodotti di origine vegetale” restino comunque classificati come “prodotti non trasformati” [2]);
  • \n \t

  • parimenti, neppure il congelamento può rappresentare un’operazione di “trattamento”, essendo ciò espressamente escluso dall’articolo 1, paragrafo 1, lettera n) del regolamento (CE) 852/2004 (che definisce “prodotti non trasformati” tutti gli alimenti “non sottoposti a trattamento, compresi i prodotti che siano stati … refrigerati, congelati, surgelati o scongelati”).
  • \n

\nLa qualificazione di tali filetti di pesce, impanati e congelati, come “prodotti della pesca preparati” comporta l’applicazione, anche nei loro confronti, dei requisiti specifici di igiene stabiliti dall’allegato III, sezione VIII del regolamento (CE) 853/2004, con conseguente obbligo di riconoscimento per gli stabilimenti coinvolti nella loro preparazione e commercializzazione, come previsto dal già citato articolo 4.\n\nIn definitiva, alla luce delle precedenti considerazioni, si dovrebbe poter concludere che sia le attività di eviscerazione, sfilettatura, confezionamento e vendita di prodotti della pesca freschi, sia le attività di lavorazione, confezionamento e vendita di prodotti della pesca freschi impanati debbano essere poste in essere nell’ambito di stabilimenti muniti di riconoscimento.\n\nIn particolare, si ritiene che tale riconoscimento vada richiesto, in entrambe le ipotesi, per le attività di “FFPP Fresh fishery products plants – Impianti di lavorazione dei prodotti della pesca freschi, conformemente alla classificazione prevista dalle “Linee guida in materia di igiene dei prodotti della pesca” adottate dalla Conferenza Stato-Regioni [3] (nella categoria FFPP sono, difatti, incluse la “preparazione di prodotti della pesca e dell’acquacoltura, compresa la macellazione (filetti, spiedini e altre preparazioni con aggiunta di prodotti vegetali, sushi ecc.)”, il “congelamento, scongelamento e glassatura”, nonché i “prodotti della pesca separati meccanicamente”).\n\nVenendo, in conclusione, all’oggetto del quesito, a parere dello scrivente, lo stabilimento già riconosciuto per le attività “FFPP” ai fini delle operazioni di eviscerazione, sfilettatura, confezionamento e vendita di prodotti della pesca freschi dovrebbe poter, al contempo, svolgere anche le operazioni di sconfezionamento, riconfezionamento, etichettatura e vendita dei prodotti della pesca freschi impanati.\n\n \n\nResta fermo che, all’esito dello sconfezionamento e del riconfezionamento dei prodotti impanati, dovrà essere applicato agli stessi un nuovo marchio di identificazione, recante il numero di riconoscimento dello stabilimento presso cui hanno avuto luogo tali attività, come stabilito dall’allegato II, sezione I, parte A del regolamento (CE) 853/2004.\n\nNon sarà, invece, necessario indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento di cui al decreto legislativo n. 145/2017. L’articolo 4 di tale testo normativo prevede, infatti, un’esenzione generale per tutti i prodotti alimentari che riportino un marchio di identificazione.\n\nCiò non toglie che, ai sensi dell’articolo 9, paragrafo 1, lettera h) del regolamento (UE) 1169/2011, nell’etichettatura del prodotto preimballato dovranno figurare il nome e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti. Tale soggetto dovrà essere identificato applicando il criterio stabilito dall’articolo 8 del medesimo regolamento, in base alla quale: “l’operatore del settore alimentare responsabile delle informazioni sugli alimenti è l’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione”.\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&Bevande, n. 4/2022, Filo diretto con l’esperto]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”fne79″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”rAP8c”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”kaRKV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”NOTE:”,”tag”:”h4″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”k44dy”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:”[1] Secondo l’articolo 4, paragrafo 2 del regolamento (CE) 853/2004, “gli stabilimenti che trattano i prodotti di origine animale per i quali sono previsti requisiti ai sensi dell’allegato III del presente regolamento possono operare solo se l’autorità competente li ha riconosciuti a norma del paragrafo 3 del presente articolo, ad eccezione degli stabilimenti che effettuano esclusivamente:\n

    \n \t

  1. produzione primaria;
  2. \n \t

  3. operazioni di trasporto;
  4. \n \t

  5. magazzinaggio di prodotti che non richiedono installazioni termicamente controllate;
  6. \n \t

  7. operazioni di vendita al dettaglio diverse da quelle cui si applica il presente regolamento ai sensi dell’articolo 1, paragrafo 5, lettera b)”.
  8. \n

\n[2] v. l’Allegato I dell’Atto rep. 253/CSR del 17 dicembre 2009 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, recante “Accordo, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e delle Province autonome relativo a ‘Linee guida applicative del Regolamento n . 85312004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti di origine animale’”.\n\n[3] V. l’Atto rep. 195/CSR del 5 novembre 2015 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.”},{“component”:”hc_space”,”id”:”h4Rrd”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”b6zlU”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”ALLEGATO:”,”tag”:”h4″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”BofDk”,”css_classes”:”no-padding-top “,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” Slowzine n. 7- febbraio 2021.”}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”fZgB3″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”vPHMI”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_post_informations”,”id”:”ZYgrC”,”css_classes”:”align-right “,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:””,”position”:”align-left”,”date”:true,”categories”:false,”author”:false}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:”height: 2px;”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2023/01/pesce-900×563.png|1000|1600|1044876″,”excerpt”:”In uno stabilimento autorizzato alla lavorazione dei prodotti della pesca (eviscerazione, sfilettatura, confezionamento e vendita di prodotti della pesca freschi o congelati), è possibile riconfezionare in quantità più piccole dei filetti di pesce panati congelati?”,”extra_1″:”Quesiti”,”extra_2″:””,”icon”:{“icon”:””,”icon_style”:””,”icon_image”:””}}}}

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Depositi di prodotti congelati di origine animale: obbligo di riconoscimento ed eccezioni. https://www.cibuslex.it/2022/09/depositi-di-prodotti-congelati-di-origine-animale-obbligo-di-riconoscimento-ed-eccezioni/ Mon, 12 Sep 2022 05:45:33 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044745 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”September 12, 2022″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/09/deposito-900×563.png|1000|1600|1044749″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Depositi di prodotti congelati di origine animale: obbligo di riconoscimento ed eccezioni.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: Un’azienda che svolge attività di deposito frigorifero autonomo può stoccare (all’interno della cella a temperatura negativa) e commercializzare, oltre a gelati, prodotti da forno, vegetali e ortofrutticoli (tutti congelati/surgelati), anche prodotti di origine animale congelati/surgelati (prodotti della pesca, carni di ungulati domestici, preparati di carne eccetera), essendo riconosciuta ai sensi del regolamento (CE) 852/2004, senza essere riconosciuta ai sensi del regolamento (CE) 853/2004? Trattasi di prodotti tutti confezionati (non esposti). I prodotti sono commercializzati presso bar, ristoranti ed anche negozi di genere alimentare. Nel caso la stessa azienda avesse anche uno stabilimento di lavorazione di prodotti di origine animale, la cella sopra menzionata potrebbe ospitare anche i prodotti lavorati e confezionati da se stessa? Potrebbe ospitare anche la materia prima da lavorare (prodotti di origine animale confezionati) senza che questa cella sia riconosciuta ai sensi del regolamento (CE) 853/2004?\n\n \n\nRisponde l’avvocato Stefano Senatore.\n\n \n\nGli alimenti di origine animale indicati nel quesito (prodotti della pesca, carni di ungulati domestici e preparazioni di carne) rientrano tra i prodotti soggetti ai requisiti di igiene previsti dall’allegato III del regolamento (CE) 853/2004.\n\nPertanto, secondo quanto previsto dall’art. 4 del regolamento, gli stabilimenti che trattano tali alimenti possono operare, in linea di principio, solo previo riconoscimento dell’autorità competente.\n\nÈ tuttavia prevista un’eccezione per le attività di commercio al dettaglio, che l’art. 3, punto 7 del regolamento (CE) 178/2002 definisce come “la movimentazione e/o trasformazione degli alimenti e il loro stoccaggio nel punto di vendita o di consegna al consumatore finale, compresi i terminali di distribuzione, gli esercizi di ristorazione, le mense di aziende e istituzioni, i ristoranti e altre strutture di ristorazione analoghe, i negozi, i centri di distribuzione per supermercati e i punti di vendita all’ingrosso”.\n\nAi sensi dell’art. 1, par. 5 del regolamento (CE) 853/2004, infatti, le suddette attività sono espressamente escluse dal campo di applicazione del citato testo normativo – e di conseguenza dall’obbligo di riconoscimento – nei seguenti casi:\n\n1. quando le attività di commercio al dettaglio sono dirette alla vendita al consumatore finale;\n\n2. quando le attività di commercio al dettaglio sono volte a fornire i prodotti ad altri operatori del settore alimentare e ricorre una delle ipotesi indicate di seguito:\n

    \n \t

  • le operazioni si limitano al magazzinaggio o al trasporto, nel qual caso si applicano comunque i requisiti specifici di temperatura stabiliti nell’allegato III”;
  • \n \t

  • la fornitura di alimenti di origine animale è effettuata unicamente da un laboratorio annesso all’esercizio di commercio al dettaglio ad un altro laboratorio annesso all’esercizio di commercio al dettaglio e, conformemente alla legislazione nazionale, tale fornitura costituisce un’attività marginale, localizzata e ristretta”.
  • \n

\nStando alle disposizioni innanzi richiamate, ad avviso di chi scrive, il mero “magazzinaggio e trasporto” di alimenti congelati preimballati, finalizzato alla successiva fornitura a ristoranti, bar e rivenditori al dettaglio, dovrebbe potersi qualificare come “commercio al dettaglio”, essendo conseguentemente escluso dal campo di applicazione del regolamento (CE) 853/2004 e dall’obbligo di riconoscimento.\n\nTale interpretazione è stata, peraltro, fatta propria anche dalle linee guida istituzionali predisposte per orientare gli operatori nell’applicazione delle disposizioni europee, con particolare riferimento:\n

    \n \t

  • alla “Guida all’attuazione di alcune disposizioni del regolamento (CE) n. 853/2004 in materia d’igiene degli alimenti d’origine animale”, adottata dalla Commissione europea il 16 febbraio 2009, secondo la quale “i depositi frigorifero utilizzati nelle operazioni di commercio all’ingrosso, che concretamente si limitano al trasporto e al magazzinaggio, non hanno bisogno di essere riconosciuti, pur essendo soggetti alle prescrizioni in materia di temperatura” (paragrafo 4.4);
  • \n \t

  • alle “Linee guida applicative del regolamento 853/2004/CE del Parlamento europeo e del Consiglio sull’igiene dei prodotti di origine animale”, adottate dalla Conferenza Stato-Regioni con atto n. 253/CSR del 17 dicembre 2009, in base alle quali “vengono ad ogni modo esclusi dal riconoscimento i depositi frigorifero ed i cash and carry che stoccano o commercializzano esclusivamente prodotti di origine animale confezionati o imballati all’origine”.
  • \n

\nIn definitiva, seguendo l’interpretazione innanzi prospettata, l’operatore dovrebbe poter condurre il deposito frigorifero di prodotti preimballati sulla base dell’attuale registrazione dello stabilimento ai sensi del regolamento (CE) 852/2004. Ciò, a condizione che provveda a comunicare, preliminarmente, all’autorità competente le variazioni delle attività svolte presso il deposito, ai fini dell’aggiornamento della registrazione.\n\nSi ritiene che quanto sopra possa valere anche nell’ipotesi in cui il deposito frigorifero sia usato per il magazzinaggio ed il trasporto di alimenti di origine animale, preimballati e congelati, che siano stati prodotti dal medesimo operatore presso un diverso stabilimento di lavorazione delle carni. Anche in tal caso, difatti, lo stoccaggio avrebbe ad oggetto alimenti diretti alla vendita e dovrebbe, quindi, potersi qualificare come “commercio al dettaglio”.\n\nDiversamente, ove il deposito refrigerato ospiti anche le materie prime destinate ad essere trasformate presso il proprio stabilimento di lavorazione, a parere dello scrivente dovrebbe ritenersi necessario il riconoscimento dello stabilimento, conformemente all’art. 4 del regolamento (CE) 853/2004 (a meno che, ai sensi dell’art. 1, par. 5, lett. b), punto ii) del regolamento, “la fornitura di alimenti di origine animale [sia] effettuata unicamente da un laboratorio annesso all’esercizio di commercio al dettaglio ad un altro laboratorio annesso all’esercizio di commercio al dettaglio e, conformemente alla legislazione nazionale, tale fornitura costituisce un’attività marginale, localizzata e ristretta”).\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&Bevande, n. 9/2021, Filo diretto con l’esperto, pp. 85-87]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”vPHMI”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”fZgB3″,”column_width”:”col-md-8″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_pt_post_informations”,”id”:”ZYgrC”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:””,”position”:”align-left”,”date”:true,”categories”:false,”author”:false}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/09/deposito-900×563.png|1000|1600|1044749″,”excerpt”:”Quesito: Un’azienda che svolge attività di deposito frigorifero autonomo può stoccare e commercializzare, oltre a gelati, prodotti da forno, vegetali e ortofrutticoli (tutti congelati/surgelati), anche prodotti di origine animale congelati/surgelati (prodotti della pesca, carni di ungulati domestici, preparati di carne eccetera), essendo riconosciuta ai sensi del regolamento (CE) 852/2004, senza essere riconosciuta ai sensi del regolamento (CE) 853/2004?”,”extra_1″:”Quesiti”,”extra_2″:””,”icon”:{“icon”:””,”icon_style”:””,”icon_image”:””}}}}

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Ecommerce: spostamento della sede legale e notifiche al SUAP. https://www.cibuslex.it/2022/05/ecommerce-spostamento-della-sede-legale-e-notifiche-al-suap/ Sun, 08 May 2022 17:46:34 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044659 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”May 08, 2022″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/05/ecommerce-900×563.png|1000|1600|1044660″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Ecommerce: spostamento della sede legale e notifiche al SUAP.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: Una società, con attività di commercio al dettaglio via internet di prodotti alimentari e non, ha spostato la sede legale dal Comune di Padova al Comune di Bergamo, ma a Padova ha mantenuto gli uffici di amministrazione, tech e customer service. L’OSA ha notificato al SUAP del Comune di Padova il trasferimento della sede legale presso il Comune di Bergamo, ma al SUAP del Comune di Bergamo non ha notificato nulla. L’OSA avrebbe dovuto notificare al SUAP del Comune di Bergamo lo spostamento della sede legale sul suo territorio? Se avesse dovuto notificare il tutto al SUAP del Comune di Bergamo, l’OSA è sanzionabile per non aver notificato una ‘nuova attività’ oppure per non aver aggiornato la registrazione?\n\n \n\nRisponde l’avvocato Stefano Senatore.\n\n \n\nL’articolo 6 del regolamento (CE) 852/2004, in materia di igiene alimentare, stabilisce che gli operatori del settore alimentare devono notificare all’Autorità competente ciascuno stabilimento posto sotto il loro controllo che esegua una qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti, al fine di consentire la registrazione del suddetto stabilimento.\n\nInoltre, alla medesima Autorità va notificato ogni cambiamento significativo dell’attività svolta presso lo stabilimento, nonché l’eventuale chiusura dello stesso.\n\nTale obbligo è stato recentemente ribadito dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 27/2021 in materia di controlli ufficiali, precisando che la notifica deve contenere almeno le seguenti indicazioni:\n

    \n \t

  1. nome, denominazione sociale e forma giuridica;
  2. \n \t

  3. descrizione delle specifiche attività svolte, comprese quelle effettuate mediante tecniche di comunicazione a distanza;
  4. \n \t

  5. l’indirizzo del luogo di svolgimento dell’attività, ove effettuata in sede fissa.
  6. \n

\nDi conseguenza, ogni eventuale variazione dei predetti dati deve essere anch’essa oggetto di notifica.\n\nSecondo quanto indicato dalle Linee guida adottate dalla Conferenza Stato-Regioni con atto 59/CSR del 29 aprile 2010, la notifica si rivolge all’ASL territorialmente competente in base al luogo in cui ha sede l’attività. L’adempimento andrà comunque assolto per il tramite dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP), come previsto dall’articolo 19-bis della legge 241/1990 e dall’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 160/2010.\n\n \n\nDa quanto sopra può ricavarsi che, nel caso di apertura di una nuova sede aziendale e contestuale modifica delle attività svolte nello stabilimento preesistente, l’operatore del settore alimentare sarà tenuto, innanzitutto, ad aggiornare la registrazione dello stabilimento preesistente, presentando una notifica di variazione dell’attività al SUAP del Comune in cui lo stabilimento ha sede (nel caso in esame, il Comune di Padova).\n\nInoltre, andrebbe autonomamente segnalato l’avvio dell’attività presso il nuovo stabilimento, mediante notifica al SUAP del Comune competente in base alla sua sede (nella fattispecie, Bergamo), qualora si verifichino le seguenti condizioni:\n

    \n \t

  • la nuova sede possa considerarsi uno “stabilimento” ai fini del regolamento (CE) 852/2004, in quanto ospiti attività concernenti le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti alimentari (il che, ad avviso di chi scrive, potrebbe verificarsi anche nel caso in cui si tratti di una mera sede legale priva di “uffici” che curino la gestione dell’attività, considerato che, comunque, presso tale sede sarà conservata la relativa documentazione contabile e fiscale);
  • \n \t

  • lo stabilimento nuovo e quello preesistente abbiano sede in Comuni diversi (quindi rientrino nella competenza di due SUAP differenti).
  • \n

\n \n\nLa violazione degli obblighi di notifica è, peraltro, soggetta ad una specifica disciplina sanzionatoria, contenuta nell’articolo 6 del decreto legislativo n. 193/2007.\n\nTale disposizione, in particolare, commina una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.500 a 9.000 € a carico sia degli operatori che omettano la notifica di avvio attività, sia di coloro svolgano attività concernenti le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti durante il periodo in cui la registrazione è sospesa o revocata.\n\nÈ invece prevista una sanzione ridotta, da 500 a 3.000 €, a carico degli operatori che abbiano omesso di notificare all’Autorità competente le variazioni avvenute nelle attività condotte presso uno stabilimento già registrato.\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&Bevande, n. 6/2021, Filo diretto con l’esperto]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”vPHMI”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”fZgB3″,”column_width”:”col-md-8″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_pt_post_informations”,”id”:”ZYgrC”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:””,”position”:”align-left”,”date”:true,”categories”:false,”author”:false}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/05/ecommerce-900×563.png|1000|1600|1044660″,”excerpt”:”Quesito: una società, con attività di commercio al dettaglio via internet di prodotti alimentari e non, ha spostato la sede legale dal Comune di Padova al Comune di Bergamo, ma a Padova ha mantenuto gli uffici di amministrazione, tech e customer service. L’OSA avrebbe dovuto notificare al SUAP del Comune di Bergamo lo spostamento della sede legale sul suo territorio?”,”extra_1″:”Quesiti”,”extra_2″:””,”icon”:{“icon”:””,”icon_style”:””,”icon_image”:””}}}}

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Impresa alimentare o stabilimento? https://www.cibuslex.it/2022/01/impresa-alimentare-o-stabilimento/ Sun, 16 Jan 2022 19:03:38 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044574 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”January 16, 2022″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/01/dubbio-900×563.png|1000|1600|1044576″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Impresa alimentare o stabilimento?”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: In base alla normativa vigente, qual è la differenza tra impresa alimentare e stabilimento?\n\n \n\nRisponde l’avvocato Stefano Senatore\n\n \n\nAi sensi dell’articolo 3, punto 2) del regolamento (CE) n. 178/2002, per “impresa alimentare” si intende “ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti”.\n\nLa nozione di “stabilimento” è, invece, contenuta nell’ambito della normativa sull’igiene degli alimenti.  In particolare, l’articolo 2, paragrafo 1, lettera c) del regolamento (CE) n. 852/2004 definisce lo stabilimento come “ogni unità di un’impresa del settore alimentare”.\n\nAl riguardo, va chiarito che per “unità” deve intendersi il “luogo fisico”, eventualmente articolato in più locali, in cui l’impresa alimentare svolge le proprie attività di produzione, trasformazione e distribuzione.\n\nQuanto sopra, seppur non stabilito espressamente dal Legislatore europeo, può comunque desumersi dall’esame delle ulteriori disposizioni del regolamento (CE) n. 852/2004, posto che:\n

    \n \t

  • al considerando n. 4, si fa riferimento ai “requisiti strutturali, operativi e igienici degli stabilimenti”;
  • \n \t

  • ulteriore riferimento ai “requisiti strutturali degli stabilimenti” è previsto dal considerando n. 16;
  • \n \t

  • all’articolo 6, paragrafo 3, lettera a) si riferisce allo “Stato membro in cui lo stabilimento è situato”;
  • \n \t

  • all’articolo 13, paragrafo 4, lettera b) si fa riferimento “alla costruzione, allo schema e all’attrezzatura degli stabilimenti”;
  • \n \t

  • all’allegato I, parte A, punto 1, lettera C) si fa riferimento alle “operazioni di trasporto … dal luogo di produzione ad uno stabilimento”.
  • \n

\nAnaloghe disposizioni sono contenute nel regolamento (CE) n. 853/2004 (riguardante l’igiene degli alimenti di origine animale), ove peraltro vengono espressamente identificati come “stabilimenti” i seguenti immobili: “macelli”, “laboratori di sezionamento”, “centri di lavorazione della selvaggina”, “centri si spedizione” e “centri di depurazione” di molluschi, “aziende di produzione del latte” e “centri di imballaggio delle uova”.\n\nDel resto, lo stesso Codex Alimentarius – che rappresenta un parametro per l’interpretazione delle disposizioni di igiene alimentare, come previsto dal considerando n. 18 del regolamento (CE) n. 852/2004 – definisce anch’esso lo “stabilimento” come un luogo fisico e, in particolare, come “qualsiasi immobile o zona di manipolazione degli alimenti e l’ambiente circostante in cui viene gestito l’alimento stesso” (Codice Internazionale Raccomandato di Pratiche Generali e principi di Igiene Alimentare, CAC/RCP 1-1969, Rev. 4-2003) [1].\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&Bevande, n. 3/2021, Filo diretto con l’esperto, p. 88-89]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”fne79″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”rAP8c”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”kaRKV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”NOTE:”,”tag”:”h4″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”k44dy”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:”[1] La definizione di ‘stabilimento’ non è stata espressamente riproposta nell’ultimo aggiornamento del Codex alimentarius ma emerge, comunque, implicitamente dal contenuto del documento (cfr. General Principles of food hygiene, CXC 1-1969, Rev. 2020).”},{“component”:”hc_space”,”id”:”h4Rrd”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:”height: 2px;”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2022/01/dubbio-900×563.png|1000|1600|1044576″,”excerpt”:”Quesito: In base alla normativa vigente, qual è la differenza tra impresa alimentare e stabilimento?”,”extra_1″:”Quesiti”,”extra_2″:””,”icon”:{“icon”:””,”icon_style”:””,”icon_image”:””}}}}

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Consumo dei pasti in locali di lavoro esterni al refettorio. https://www.cibuslex.it/2020/12/consumo-dei-pasti-in-locali-di-lavoro-esterni-al-refettorio/ Mon, 14 Dec 2020 07:28:27 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044058 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”December 14, 2020″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2020/12/pasti-lavoro-900×563.png|1000|1600|1044059″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Consumo dei pasti in locali di lavoro esterni al refettorio.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: Una mensa aziendale permette ai suoi dipendenti di consumare i pasti in luoghi diversi dalla sala pranzo, ad esempio negli uffici. È accettabile? Quali norme vengono disattese?\n\n \n\nRisponde l’avv. Stefano Senatore.\n\n \n\nLa presenza delle mense all’interno dei luoghi di lavoro è disciplinata dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro).\n\nIn particolare, l’allegato IV, punto 1.11.2 del Testo unico pone, innanzitutto, l’obbligo di dotare l’azienda di ambienti destinati ad uso di refettorio, muniti di sedili e di tavoli, in tutti i casi in cui più di 30 dipendenti rimangano nello stabilimento durante gli intervalli di lavoro.\n\nSi stabilisce inoltre che tali refettori siano ben illuminati, aerati e riscaldati nella stagione fredda, oltre ad essere dotati di pavimento non polveroso e di pareti intonacate ed imbiancate.\n\nInfine, per quanto qui rileva, la disciplina in esame vieta il consumo dei pasti nei locali di lavoro esclusivamente nelle due seguenti ipotesi:\n

    \n \t

  1. nelle aziende in cui i lavoratori siano esposti a materie insudicianti, sostanze polverose o nocive;
  2. \n \t

  3. oppure, qualora l’organo di vigilanza (ossia, l’Asl) ritenga opportuno prescriverlo, in relazione alla natura delle lavorazioni poste in essere dall’azienda.
  4. \n

\nPertanto – al di fuori dei due casi innanzi citati – ad avviso di chi scrive non dovrebbe ritenersi preclusa, per i lavoratori, la possibilità di consumare i pasti nei locali di lavoro esterni al refettorio, in mancanza di specifiche restrizioni da parte della normativa di settore.\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&Bevande, n. 1/2020, Filo diretto con l’esperto, pp. 102-103]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”vPHMI”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”fZgB3″,”column_width”:”col-md-8″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_pt_post_informations”,”id”:”ZYgrC”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:””,”position”:”align-left”,”date”:true,”categories”:false,”author”:false}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2020/12/pasti-lavoro-900×563.png|1000|1600|1044059″,”excerpt”:”Quesito: Una mensa aziendale permette ai suoi dipendenti di consumare i pasti in luoghi diversi dalla sala pranzo, ad esempio negli uffici. È accettabile? Quali norme vengono disattese?”,”extra_1″:”Quesiti”,”extra_2″:””,”icon”:{“icon”:””,”icon_style”:””,”icon_image”:””}}}}

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Due imprese alimentari possono condividere gli stessi locali. https://www.cibuslex.it/2020/12/due-imprese-alimentari-possono-condividere-gli-stessi-locali/ Mon, 07 Dec 2020 11:28:08 +0000 https://www.cibuslex.it/?p=1044051 {“main-title”:{“component”:”hc_title”,”id”:”main-title”,”title”:””,”subtitle”:”December 07, 2020″,”title_content”:{“component”:”hc_title_empty”,”id”:”title-empty”}},”5ZtkF”:{“component”:”hc_section”,”id”:”5ZtkF”,”section_width”:””,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”vertical_row”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”section_content”:[{“component”:”hc_column”,”id”:”RaEe8″,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_image”,”id”:”Wq9MW”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2020/12/stabilimento-900×563.png|1000|1600|1044052″,”alt”:””,”thumb_size”:”full”},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”5KCJq”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Due imprese alimentari possono condividere gli stessi locali​.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_wp_editor”,”id”:”8CBYG”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”editor_content”:” \n\nQuesito: Possono esservi presso il medesimo stabilimento produttivo due attività registrate in base al regolamento (CE) 852/2004? Una lavorerebbe di giorno e una di notte, facendo uso delle medesime attrezzature.\n\n \n\nRisponde l’avv. Stefano Senatore.\n\n \n\nIl regolamento (CE) n. 852/2004, all’articolo 6, stabilisce che ogni Operatore del settore alimentare è tenuto a notificare all’Autorità competente, ai fini della loro registrazione, tutti gli stabilimenti posti sotto il suo controllo ove si svolga una qualsiasi delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti.\n\nL’articolo 2, lettera c) del medesimo regolamento precisa, inoltre, che per “stabilimento” deve intendersi ogni unità dell’impresa del settore alimentare, ossia del soggetto che svolge attività connesse alla produzione, alla trasformazione ed alla distribuzione degli alimenti.\n\nPer quanto noto allo scrivente, né il regolamento in esame, né altre disposizioni europee o italiane in materia di igiene alimentare vietano che, all’interno dei medesimi locali, insistano due o più stabilimenti registrati, appartenenti a diverse imprese alimentari.\n\nPertanto, in linea di principio e fatte salve eventuali specificità del caso concreto non rappresentate nel quesito, deve ritenersi consentito, a due imprese alimentari registrate, condividere gli stessi locali e, se del caso, gli stessi impianti ed attrezzature.\n\nIn tal caso, le diverse attività dovranno, ovviamente, essere separate nel tempo, svolgendosi ad esempio, come indicato nel quesito, l’una di giorno e l’altra di notte.\n\nCiascuno dei due Operatori rimarrà, peraltro, responsabile del rispetto di requisiti ed obblighi igienico-sanitari relativi al proprio processo, anche con riferimento alle condizioni delle strutture ed attrezzature in uso promiscuo per il periodo temporale di utilizzo.\n\n \n\n[Articolo pubblicato sulla rivista Alimenti&bevande, n. 1/2020, Filo diretto con l’esperto, pp. 95-96]”},{“component”:”hc_space”,”id”:”vPHMI”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”fZgB3″,”column_width”:”col-md-8″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_pt_post_informations”,”id”:”ZYgrC”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:””,”position”:”align-left”,”date”:true,”categories”:false,”author”:false}]},{“component”:”hc_column”,”id”:”37FNE”,”column_width”:”col-md-12″,”animation”:””,”animation_time”:””,”timeline_animation”:””,”timeline_delay”:””,”timeline_order”:””,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”main_content”:[{“component”:”hc_space”,”id”:”QK9gu”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space”,”height”:””},{“component”:”hc_separator”,”id”:”PynS9″,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””},{“component”:”hc_title_tag”,”id”:”RJL5S”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”text”:”Related articles.”,”tag”:”h2″},{“component”:”hc_space”,”id”:”K87GV”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”size”:”space-sm”,”height”:””},{“component”:”hc_pt_grid_list”,”id”:”rmVxB”,”css_classes”:””,”custom_css_classes”:””,”custom_css_styles”:””,”post_type_slug”:”post”,”post_type_category”:””,”column”:”3″,”column_lg”:”3″,”column_md”:”2″,”column_sm”:”1″,”column_xs”:”1″,”margins”:””,”pag_type”:””,”pag_items”:”2″,”pag_size”:””,”pag_animation”:””,”pag_scroll_top”:false,”pag_position”:””,”pag_button_prev”:””,”pag_button_next”:””,”lm_lazy”:false,”lm_button_text”:””,”box”:”image_half_content”,”boxed”:false,”extra”:true,”content”:”extra”,”title_length”:””,”excerpt_length”:”30″,”title_size”:””,”custom_css”:””,”button_text”:””,”button_style”:”circle”,”button_dimensions”:”btn-lg”,”button_animation”:false,”button_icon”:””}]}],”section_settings”:””},”scripts”:{“pagination”:”pagination.min.js”},”css”:{“content_box”:”css/content-box.css”,”media_box”:”css/media-box.css”},”css_page”:””,”template_setting”:{},”template_setting_top”:{},”page_setting”:{“settings”:[“lock-mode-off”]},”post_type_setting”:{“settings”:{“image”:”https://www.cibuslex.it/wp-content/uploads/2020/12/stabilimento-900×563.png|1000|1600|1044052″,”excerpt”:”Possono esservi presso il medesimo stabilimento produttivo due attività registrate in base al regolamento (CE) 852/2004? 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